La Riserva Naturale Geologica del Piacenziano : nel passato della Terra…
La Riserva, istituita nel 1995 e gestita dall’omonimo Consorzio, tutela nove aree che si estendono su una superficie complessiva di ben 312 ettari, distribuite tra
la Val Vezzeno e la Val Ongina
(cartina delle nove stazioni della Riserva con legenda)
La “sezione tipo” del Piacenziano è ben visibile nella successione di strati affioranti nelle colline comprese tra Lugagnano Val d’Arda, Castell’Arquato e Vernasca, considerate a buon diritto la “culla del Pliocene”. Nella Val d’ Arda si trovano infatti le stazioni 6,7 e 8 del percorso della Riserva.
(foto)
La maggior parte di queste zone si trova in corrispondenza delle spettacolari aree calanchive, nelle cui pareti scoscese e aspre si sono conservate pressoché intatte in forma di fossile rare specie animali e vegetali.
Per ammirarle basta percorrere i sentieri della Riserva, che si snodano tra vigneti, boschi e radure in quell’armonico connubio di forme e colori che dona ai paesaggi del territorio piacentino la loro unicità..
(cartina dei sentieri della Riserva)
La sesta stazione della Riserva si trova lungo il Torrente Arda, tra il ponte di Castell’Arquato e San Cassano: circondati da pioppi, salici e robinie, accompagnati dal profumo del meliloto e dall’occhieggiare azzurro della viperina, si costeggia il torrente sulla sponda destra e si osservano i fossili annidati nelle alte scarpate di erosione che lo fiancheggiano.
(foto ansa del torrente arda)
Nelle immediate vicinanze di Castell’Arquato, in direzione Lugagnano Val d’Arda, si incontra la settima stazione della Riserva, in corrispondenza del Monte Giogo: qui una mulattiera si inerpica verso il crinale tra le valli dell'Arda e del Chiavenna, da cui si gode di una splendida vista panoramica delle due valli e del parco dello Stramonte.
Arrivati ad un bivio è possibile raggiungere la cima del Monte Giogo e dirigersi verso Lugagnano oppure proseguire verso l’ottava stazione della Riserva. Poco a valle di Monte Giogo, infatti, sotto le cime dei monti Padova e Falcone, nel folto del bosco spiccano alte creste separate da profondi solchi, dove affiorano argille e sabbie piacenziane; su questi calanchi sono avvenuti gli importantissimi ritrovamenti dei resti dei cetacei che abitavano il mare pliocenico.
Proprio tra queste ripide pareti, negli anni trenta è stata rinvenuta la balena di Castell’Arquato, i cui resti sono conservati presso il museo geologico G. Cortesi.
Immergersi nel verde, passeggiando lungo il tranquillo torrente Arda o nell’incantevole cornice dei calanchi al riparo dal rumore e dalla frenesia cittadina è la scelta ideale per chi è alla ricerca di un relax rigenerante: tutto d’intorno i vigneti lussureggianti, che affondano le radici nell’antico mare pliocenico, i boschi frondosi, i prati in fiore. E sul cammino, vi accolgono le aree attrezzate della Riserva.
E mentre si assapora la tranquillità solare dei colli, ci si sorprende a ripercorrere la storia dell’evoluzione del Grande Golfo Pliocenico nell’attuale Pianura Padana, che si narra da sé attraverso la voce silenziosa dei suoi testimoni, incastonati nelle rocce d’arenaria.
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