Cenni storici del Borgo medievale di Castell'Arquato

Cinque milioni di anni fa il mare invase terre precedentemente emerse; ebbe inizio così il Pliocene.
Un profondo golfo marino si formò nell’odierna pianura padana e il clima caldo favorì la vita di numerosi molluschi. Cetacei, balene, balenottere e delfini popolarono numerosi il mare padano; i loro resti sono rimasti tra le rocce come preziosa testimonianza fossile.
A Castell’Arquato li puoi ancora ammirare!

Guardi un muretto e scopri una conchiglia

Il territorio intorno a Castell’Arquato è ricchissimo di calanchi ed affioramenti, tanto che un piano del Pliocene, perfettamente evidenziato in questa zona, è stato universalmente definito Piacenziano.
Buona parte degli edifici di Castell’Arquato, muretti e scalinate sono stati costruiti con pietra arenaria locale che contiene un’infinità di frammenti di conchiglie e piccoli fossili, perfettamente visibili a occhio nudo.

Leonardo Da Vinci collezionava i fossili di Castell’Arquato

Lo stesso Leonardo da Vinci ne parla in quello che poi verrà definito Codice Leichester (f.9v): “Nelle montagne di Parma e Piacenza è ancora visibile una gran moltitudine di nicchi e coralli intarlati, ancora congiunti ai sassi, che io ebbi modo di vedere quando risiedevo a Milano per fare il gran cavallo e dei quali me ne fu portato gran sacco nel mio studio da certi contadini, con alcuni in ottimo stato di conservazione …..”

Il Piacenziano, tra storia e natura

Oggi la Riserva Naturale Geologica del Piacenziano si propone di tutelare, conservare e valorizzare queste terre e i numerosi fossili che da qui provengono.
Nella Riserva si organizzano “aule verdi” per gli appassionati e per gli studenti che vogliono entrare in contatto con il mondo fantastico del Piacenziano.

Coralli e balenottere del mare “Arquatese”

Un tempo c’era il mare. Oggi ne ritroviamo i segni, da quelli conservati al Museo Geologico
G. Cortesi tra granchi, coralli e balenottere, a quelli che spuntano nella terra tra le vigne dove, ad ogni aratura, spuntano conchiglie. Il mare si sente ancora a Castell’Arquato, lo si respira nel clima pulito, lo si immagina nell’orizzonte terso che si ammira dalle colline.

Storia Castell'Arquato

La Riserva Naturale Geologica del Piacenziano : nel passato della Terra…

La Riserva, istituita nel 1995 e gestita dall’omonimo Consorzio, tutela nove aree che si estendono su una superficie complessiva di ben 312 ettari, distribuite tra
la Val Vezzeno e la Val Ongina

 (cartina delle nove stazioni della Riserva con legenda)

La “sezione tipo” del Piacenziano è ben visibile nella successione di strati affioranti nelle colline comprese tra Lugagnano Val d’Arda, Castell’Arquato e Vernasca, considerate a buon diritto la “culla del Pliocene”. Nella Val d’ Arda si trovano infatti le stazioni 6,7 e 8 del percorso della Riserva.

 (foto)

La maggior parte di queste zone si trova in corrispondenza delle spettacolari aree calanchive, nelle cui pareti scoscese e aspre si sono conservate pressoché intatte in forma di fossile rare specie animali e vegetali.

Per ammirarle basta percorrere i sentieri della Riserva, che si snodano tra vigneti, boschi e radure in quell’armonico connubio di forme e colori che dona ai paesaggi del territorio piacentino la loro unicità..

 (cartina dei sentieri della Riserva)

La sesta stazione della Riserva si trova lungo il Torrente Arda, tra il ponte di Castell’Arquato e San Cassano: circondati da pioppi, salici e robinie, accompagnati dal profumo del meliloto e dall’occhieggiare azzurro della viperina, si costeggia il torrente sulla sponda destra e si osservano i fossili annidati nelle alte scarpate di erosione che lo fiancheggiano.

 (foto ansa del torrente arda)

Nelle immediate vicinanze di Castell’Arquato, in direzione Lugagnano Val d’Arda, si incontra la settima stazione della Riserva, in corrispondenza del Monte Giogo: qui una mulattiera si inerpica verso il crinale tra le valli dell'Arda e del Chiavenna, da cui si gode di una splendida vista panoramica delle due valli e del parco dello Stramonte.
Arrivati ad un bivio è possibile raggiungere la cima del Monte Giogo e dirigersi verso Lugagnano oppure proseguire verso l’ottava stazione della Riserva. Poco a valle di Monte Giogo, infatti, sotto le cime dei monti Padova e Falcone, nel folto del bosco spiccano alte creste separate da profondi solchi, dove affiorano argille e sabbie piacenziane; su questi calanchi sono avvenuti gli importantissimi ritrovamenti dei resti dei cetacei che abitavano il mare pliocenico.
Proprio tra queste ripide pareti, negli anni trenta è stata rinvenuta la balena di Castell’Arquato, i cui resti sono conservati presso il museo geologico G. Cortesi.

Immergersi nel verde, passeggiando lungo il tranquillo torrente Arda o nell’incantevole cornice dei calanchi al riparo dal rumore e dalla frenesia cittadina è la scelta ideale per chi è alla ricerca di un relax rigenerante: tutto d’intorno i vigneti lussureggianti, che affondano le radici nell’antico mare pliocenico, i boschi frondosi, i prati in fiore. E sul cammino, vi accolgono le aree attrezzate della Riserva.
E mentre si assapora la tranquillità solare dei colli, ci si sorprende a ripercorrere la storia dell’evoluzione del Grande Golfo Pliocenico nell’attuale Pianura Padana, che si narra da sé attraverso la voce silenziosa dei suoi testimoni, incastonati nelle rocce d’arenaria.


 
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